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Mamo Pozzoli "..e la magia della luce"
Pubblicato: Martedì, 18 marzo @ 17:32:41 CET

Controluce
Incontro Mamo Pozzoli al PalaEvangelisti di Perugia, poco prima che inizi lo show dei Subsonica.
Pozzoli, lighting e show designer per artisti come Elisa, Marlene Kuntz, Afterhours, e Festival come il Gods of Metal, Traffic e ToraTora, lavora con il gruppo ormai da molti anni.
Per “L’eclissi Tour 2008” ha ideato un palco del tutto nuovo, dietro esplicita richiesta della band.
Eleonora Vescarelli
Foto di Natascia Locati
www.mamopozzoli.com

Incontro Mamo Pozzoli al PalaEvangelisti di Perugia, poco prima che inizi lo show dei Subsonica.
Pozzoli, lighting e show designer per artisti come Elisa, Marlene Kuntz, Afterhours, e Festival come il Gods of Metal, Traffic e ToraTora, lavora con il gruppo ormai da molti anni.
Per “L’eclissi Tour 2008” ha ideato un palco del tutto nuovo, dietro esplicita richiesta della band.
L’ultimo album dei Subsonica, “L’eclissi”, segna infatti un ritorno a sonorità elettroniche dopo la svolta rock del precedente “Terrestre”.
La band aveva richiesto proprio una struttura che sottolineasse un ritorno alle origini, ma che insieme desse l’idea di continua innovazione, di passo in avanti.
Pozzoli mi spiega come dietro quest’input ha pensato un palco luci che si discostasse dalla tipica iconografia dei concerti rock: «Ho immaginato il palco come un grosso parallelepipedo largo 20 metri e profondo solo 4.
Una struttura apparentemente minimale dove sono eliminati tutti gli spazi non fondamentali e dove gli standard classici dell’impianto luci da concerto vengono ribaltati”.
Solitamente i palchi sono molto più profondi, dovendo allocare tutta la strumentazione tecnica.
E con una riduzione di spazio del genere, i cambiamenti sono notevoli.
Monitor, amplificatori, apparecchi illuminanti sono stati collocati sotto il palco, grazie ad un piano di calpestio a griglia, che lascia passare i fasci di luce.
Altro elemento centrale del concept luci ideato da Pozzoli: i musicisti suonano allineati, e non, come siamo abituati a vedere, disposti su piani diversi, con cantante in primo piano, batterista e chitarristi più arretrati.
Una linearità che richiama l’essenzialità della struttura del palco.
Due grossi schermi mobili, lunghi 20 mentri e alti 2, sono posizionati immediatamente davanti e dietro la linea che formano i musicisti.
Si tratta di schermi led G-LEC passo 60 mm, ovvero pannelli di tubi led distanti 6 cm l’uno dall’altro, che creano un effetto di semi-trasparenza.
«Sono schermi luminosissimi» spiega Pozzoli «ma a media risoluzione, non utilizzati per trasmettere veri e propri contenuti figurativi.
Non c’è l’intento di far vedere clip narrativi, né commenti alle canzoni.
Le strisce led servono per per creare disegni grafici, visualizzare colori e forme geometriche pure e macroscopiche, per trasmettere nient’altro che luce, senza scopi narrativi».

Per via della assenza di profondità del palco, non è previsto un vero e proprio controluce.
Gli apparecchi illuminanti sono montati su due grandi truss che stanno molto in alto al di sopra della linea dei musicisti, così che proiettano luce sulla loro verticale.
Stessa cosa vale per le luci posizionate sotto il piano di calpestio a griglia, che lavorano anch’esse “a pioggia rovesciata” sui musicisti.
«L’effetto è particolarmente aggressivo, perché non comporta compromessi: abbiamo le luci convenzionali che lavorano in verticale, e i ledwall in orizzontale, rivolti al pubblico» spiega Pozzoli. E aggiunge: «Con l’assenza di controluce, l’immagine che il palco restituisce è volutamente bidimensionale.
La presenza di un muro di barre led dietro la band, pensato e gestito come “terzo schermo” luminoso crea d’altro canto una sorta di controluce, ma fatto di segni grafici, non di vera e propria luce direzionata sui musicisti».
Grazie a ciò e ai movimenti continui degli schermi si crea comunque una tridimensionalità virtuale, che non esiste fisicamente sul palco».
Durante lo spettacolo i G-LEC infatti si alzano e si abbassano, e in certi momenti la band si trova chiusa dentro un tunnel luminoso e semitrasparente.
E l’effetto è notevole: le sagome scure della band risaltano sul muro luminoso e semitrasparente del pannello led, che disegna strisce definite di luce, effetti grafici in movimento, colori puri, con un impatto emotivo davvero riuscito.
Nel complesso tutto lo show vede gli effetti di luce come elemento di primo piano.
La gestione dell’impianto luci è fatta attraverso due consolle GrandMa: una pilota gli effetti grafici degli schermi G-Lec generati da un Media Server (Pandora’s Box), l’altra controlla gli apparecchi illuminanti e le barre led.
Gli operatori sono quindi due: lo stesso Pozzoli e il suo collaboratore Alessio Dorini.
Una gestione live a quattro mani possibile solo se esiste, come lui stesso sottolinea, un ottimo affiatamento.
La programmazione, avvenuta in tre nottate, è stata assai complessa, sia tecnicamente per la quantità di parametri da gestire, che concettualmente per riuscire a dare un senso al crescendo “emozionale” dello show.
L’esecuzione live è del tutto manuale, senza una sincronizzazione a una timeline audio.
«Questo perché anche a me piace “poter sbagliare”» dice Mamo Pozzoli «Il fatto che ci siano continue modifiche in corso d’opera e anche imperfezioni rende tutto più umano».
Eleonora Vescarelli
Foto di Natascia Locati
www.mamopozzoli.com

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