
APPARECCHIATURE
1) Un sistema di alimentazione;
2) Il sistema dei dimmer, o regolatori;
3) Il banco di controllo (console o mixer luci);
4) Gli apparecchi illuminanti (proiettori e
diffusori);
5) Le lampade contenute in tali apparecchi.
La rivoluzione
dell'illuminotecnica negli anni '80/'90:
Tutto è partito dalla creatività e dall'intraprendenza di alcuni
giovani imprenditori italiani. Negli ultimi 15 anni in diversi settori ci
sono state evoluzioni di gran rilievo, ma in quello dell'illuminotecnica
si è verificata una vera e propria rivoluzione. All'inizio degli anni
'80 il panorama dei produttori di luci importanti nel mondo era molto ristretto
rispetto a ciò che offre oggi qualsiasi fiera internazionale.
Fra tali aziende già ne primeggiavano alcune italiane, che non solo
dominavano il mercato, ma creavano le novità tecniche ed orientavano
le tendenze di un settore che conosceva un costante evolversi di tecnologie,
mode ed esigenze. In quel periodo gli apparecchi più diffusi
cominciavano ad essere comandati da una scheda elettronica dotata di un microfono
incorporato che li azionava a tempo di musica. Questi effetti luminosi,
dalle potenti prestazioni per il periodo, erano gli antenati dello scanner,
che oggi troviamo in show di grande, media e piccola dimensione.
Nella seconda metà degli anni '80 si cominciarono ad applicare le
infinite potenzialità dell'elettronica digitale al settore
dell'illuminazione e nacquero i proiettori intelligenti o scanner.
L'introduzione del segnale seriale digitale DMX512 è una grandissima
trovata del periodo e permette, con un semplice cavo microfonico a 3 fili,
di inviare le notevoli quantità di istruzioni necessarie ai proiettori
per attivare le funzioni di cui erano dotati. Tutte queste
novità furono grandiose, ma oggi come allora, resero necessarie
abilità e fantasia per poter ricavare da tante opzioni un vero e proprio
show luci. Oggi più che mai, con l'attuale sofisticazione degli
apparecchi, è importante il know-how per poter sfruttare al meglio
tanta tecnologia.
Alimentazione
Col termine "alimentazione" si intende l'operazione di fornire corrente elettrica
agli apparecchi utilizzatori. Uno dei vincoli cui ci si trova di fronte
nell'affrontare un allestimento è la quantità di potenza
disponibile sul luogo, perché da questo dipenderà la quantità
di apparecchi utilizzabili e la luminosità del tutto. Per calcolare
la potenza disponibile bisogna conoscere le tre unità di misura
dell'elettricità: volt, ampere e watt. Definita la corrente elettrica
come un flusso di elettroni, o spostamenti di cariche (elettroni, ioni)
all'interno di un corpo conduttore, le tre unità si definiscono nel
modo seguente: Volt (V): è l'unità di misura del potenziale
elettrico (cioè del rapporto tra l'energia potenziale U di
una carica in un punto e la carica q posta nel punto stesso.
V=U/q). Più che il valore assoluto è importante
conoscere la differenza di potenziale V tra due punti poiché è
questa differenza (che si chiama tensione) che fa muovere e viaggiare le
cariche elettriche da un punto all'altro. Ampere (A): è l'unità
di misura dell'intensità di corrente (cioè la quantità
di carica elettrica q che fluisce in un conduttore nell'unità
di tempo t. i=q/t). Affinché l'intensità della
corrente rimanga costante è necessario che agli estremi del conduttore
sia mantenuta una certa differenza di potenziale, in modo che ci sia un campo
elettrico che, agendo sulle cariche, le faccia scorrere nel conduttore.
A tal fine i due estremi sono collegati ad un dispositivo detto generatore
di forza elettromotrice che serve a creare e a mantenere costante la
differenza di potenziale. Watt (W): è l'unità di misura
della potenza dissipata in un circuito (e quindi anche della potenza disponibile
e dissipabile di un circuito). Se consideriamo un circuito alimentato
da un generatore di forza elettromotrici che mantenga ai suoi capi una differenza
di potenziale V e sia percorso da una corrente stazionaria di
intensità i, allora la potenza disponibile sarà: W=iXV.
Le tre unità sono in relazione secondo una semplice formula che permette
di ricavare una misura dalla conoscenza delle altre due:
| volt=watt/amp |
Watt=volt x amp |
amp=watt/volt |
Dal punto di vista applicativo si distinguono la corrente continua e quella
alternata, a seconda che l'intensità e la direzione siano costanti
o variabili nel tempo. Quella che si usa comunemente è corrente
alternata. La tensione (differenza di potenziale) varia da paese a
paese; in Italia è di 220V per le utenze domestiche e 380V per quelle
industriali (fra cui i teatri). La distribuzione avviene sempre con
il sistema trifase (380V con un cavo per ciascuna fase più uno per
il neutro) e solo dai trasformatori finali si hanno derivazioni con il sistema
monofase domestico a 220V. In teatro o negli altri luoghi di spettacolo
viene effettuato un allacciamento alla rete trifase di 380 volt. Dalla
rete la corrente viene portata al quadro di distribuzione del teatro che
la distribuisce ai singoli dimmer alimentandoli.
Il sistema dei dimmer
Il dimmer è un regolatore elettronico di precisione per l'intensità
luminosa. Il dimmer utilizza come elemento variabile un semiconduttore,
il tiristore o raddrizzatore controllato al silicio, che permette di ottenere
una regolazione in base ai segnali che vengono inviati direttamente da una
console. Ad ogni scheda dimmer viene collegato un apparecchio
illuminante. In pratica queste schede alimentano e regolano
l'intensità della luce di ogni singolo proiettore o diffusore in base
agli ordini che ricevono dalla console. Ogni singola scheda ha una o due prese per
la connessione degli apparecchi illuminanti e contiene un fusibile di protezione
da 10 o più ampere. Il tipo base sostiene e regola apparecchi
fino a 2/3kW di potenza ma ci sono anche schede da 5 e da 10kW. Il
segnale che va dalla console ai dimmer può essere analogico o
digitale. Il sistema tradizionale è quello analogico, col quale
viene inviato un segnale elettrico a basso voltaggio (che varia da 0 a +
10 volt) a ciascun dimmer attraverso il proprio conduttore individuale.
Ciò significa che un armadio di 32 unità deve essere collegato
alla console da 32 cavi (che, dato il basso voltaggio che devono portare,
possono essere molto sottili e raccolti in un unico grosso cavo). Il
nuovo sistema digitale, che ha ormai sostituito quasi completamente l'analogico,
permette di inviare il segnale con un codice binario attraverso un cavo con
due o tre conduttori e una schermatura, del tipo usato di solito per i
microfoni. Data la complessità e la quantità di informazioni
che si possono comunicare tramite quel codice, diventa possibile controllare
con un singolo cavo una gran quantità di dimmer. Tutte le console
sono costruite oggi in modo da emettere un segnale digitale (o addirittura
prevedono entrambe le possibilità) mentre alcuni dimmer lavorano ancora
solo con il segnale analogico. Esistono comunque delle unità
(chiamate demux o demultiplex) in grado di trasformare il segnale
digitale che giunge dalla console in analogico. I dimmer digitali
presentano dei vantaggi rispetto ai tradizionali analogici. Danno in
genere una risposta più veloce e offrono una regolazione più
stabile e precisa, possono regolare direttamente anche lampade di basso voltaggio
(12 o 24 volt) e regolano meglio (anche se non perfettamente) le lampade
a fluorescenza. Il protocollo, o linguaggio, del segnale più
diffuso è il DMX512.
Il banco di controllo
Il banco di controllo (console o mixer luci) è l'unità dalla
quale si controllano tutti gli apparecchi illuminanti e quindi lo stato luminoso
della scena (che è l'insieme degli apparecchi accesi contemporaneamente
e ad intensità ben definite in una data scena). La console può
essere manuale, a memorie computerizzate o avere entrambe le
possibilità. Nonostante la console computerizzata sia ormai
la norma in qualsiasi teatro, molti piccoli gruppi o compagnie di giro utilizzano
ancora quella manuale. I vantaggi di questa sono la maneggevolezza,
il basso costo, la semplicità d'uso e di impostazione. Una console
manuale è costituita da due gruppi (o preset A e B) consistenti
in una fila di 12, 24 o più cursori ciascuna. Ogni cursore numerato
regola un dimmer (un circuito o canale) e quindi ogni cursore accende e regola
l'intensità di un singolo faro. I preset A e B sono identici
(cioè il cursore n°1 di A controlla lo stesso dimmer del n°1
di B) ma non sono in funzione contemporaneamente. Mentre lo stato luminoso
che si vede in scena è regolato ad esempio dal gruppo A, il gruppo
B è "spento" ed è libero per poter impostare lo stato luminoso
successivo. Al momento opportuno un cursore generale (transfert
o cross fade) permette di incrociare i due gruppi, cioè di
sfumare il gruppo A e di inserire contemporaneamente il B. A quel cursore
ne è associato un altro, il temporizzatore (timer) che permette
di impostare un tempo di incrocio; lo stato A e lo stato B si possono infatti
incrociare automaticamente ad una velocità variabile e regolabile
da un secondo ad alcuni minuti. Oltre a tutto ciò c'è
sempre un cursore master che regola l'intensità generale,
cioè lo stato luminoso che vediamo sulla scena nel suo insieme.
Nella console computerizzata il numero del circuito del dimmer viene digitato
e gli viene assegnata l'intensità di funzionamento indicandola con
una percentuale (da 1% a 100%). Una volta composto uno stato luminoso
lo si memorizza con il tasto record assegnando alla memoria un numero,
un tempo di entrata in scena e uno di uscita. Quando tutti gli stati
luminosi sono stati memorizzati si possono richiamare in scena uno via l'altro
semplicemente premendo il tasto start nei punti dello spettacolo
precedentemente decisi. Gli stati luminosi entreranno e usciranno di
scena con i tempi loro assegnati. Oltre ad incrociare due stati
contemporaneamente è possibile sfumarne uno in un tempo e far entrare
il successivo con un tempo diverso. Le possibilità offerte da
una console computerizzata sono molte: un estrema precisione nella regolazione
dei singoli circuiti e nella creazione degli stati luminosi; la possibilità
di entrare e uscire degli effetti in tempi diversi e anche a velocità
molto lente (impossibile manualmente); la memorizzazione di una grande
quantità di stati luminosi complessi e la possibilità di
richiamarli uno di seguito all'altro in tempi brevissimi; la possibilità
di memorizzare tutto il programma su un dischetto estraibile in modo da
riprodurlo con altri apparecchi compatibili, modificarlo con un semplice
personal computer o stamparlo; la possibilità di controllare accessori
come i cambi colori motorizzati, le macchine per il fumo o il movimento dei
proiettori motorizzati (usati soprattutto nei musical, nella danza moderna
e nei concerti pop-rock). Oggi molti banchi di controllo uniscono i
pregi di entrambe i sistemi; al computer viene infatti associato un sistema
a cursori manuale molto utile durante le prove per impostare e modificare
velocemente dei semplici stati luminosi.
Gli apparecchi illuminanti
L'apparecchio illuminante è sostanzialmente un contenitore in lamiera
o alluminio che alloggia al suo interno una fonte di luce (lampada), un
riflettore a specchio per recuperare i raggi che questa manda all'indietro,
ed un sistema di lenti più o meno sofisticato per il controllo e la
concentrazione della luce.

Una prima distinzione fra apparecchi è
quella tra emettitori di luce "dura" e concentrata (i proiettori) ed emettitori
di luce "morbida", ampia ed uniforme (i diffusori o flood).
Al primo gruppo appartengono proiettori con quattro sistemi ottici differenti:
i sagomatori, o profile spot; i proiettori a lente piano-convessa;
i proiettori a lente di Fresnel; i par cans o beamlight. Ogni
tipo di apparecchio fornisce una diversa qualità di luce rispetto
a parametri quali l'ampiezza del raggio emesso, la sua intensità,
la consistenza dei suoi margini e l'uniformità della luce.
All'interno di ciascuna famiglia c'è poi la possibilità di
scelta dell'angolazione del raggio emesso e della potenza dell'emissione.
Gli apparecchi vengono montati per mezzo di ganci su barre metalliche (americane)
che vengono poi sollevate, oppure su stativi (piantane) appoggiati a
terra. Per ognuno di essi è possibile un movimento sia orizzontale
(pan) che verticale (tilt) che consente di orientare il raggio
di luce nella direzione desiderata. Ciascun apparecchio infine ha,
nella parte anteriore, un alloggiamento per i filtri colorati che vengono
precedentemente montati in appositi telai. Sagomatori o profile
spot Questi apparecchi emettono un fascio di luce dai bordi molto
netti e definiti che forma un disegno perfettamente circolare. Per
produrre ciò adattano una lente che fa da condensatore (per concentrare
la luce) e una o due lenti piano-convesse aggiuntive (zoom).
Gli apparecchi a lente singola producono un raggio con apertura fissa mentre
la seconda lente, movendosi indipendentemente dalla prima, permette di variare
l'angolazione (effetto zoom). In questi ultimi è la messa
a fuoco a fissare la misura del raggio e la nitidezza dei margini.
I modelli più sofisticati adottano anche una terza lente per ottenere
un raggio ancora più incisivo e margini ancora più netti.
Quasi tutti i modelli hanno un regolatore o "aggiustatore di campo" posto
sotto la lampada che permette di avere o il massimo della luminosità
al centro (peaky), o una luminosità diffusa su tutto il raggio
(flat).
Nella parte centrale dell'apparecchio, fra il condensatore e le altre lenti,
si trova un'apertura dove sono inserite quattro lamelle sagomatrici indipendenti
che servono a tagliare il raggio di luce su quattro lati. In questa
apertura può essere alloggiato un diaframma fatto ad iride che serve
a ridurre al minimo l'ampiezza del raggio mantenendo la forma circolare.
Nell'apertura possono essere inseriti anche dei gobos, mascherine
metalliche che una volta tagliate permettono di proiettare le forme di luce
desiderate. In commercio ne esistono anche di preformate, con disegni
di finestre, alberi, foglie, edifici, ecc. Il sistema permette di sagomare
la luce in ogni modo, così da ottenere delle figure geometriche molto
precise e definite; in sostanza è l'apparecchio che permette il massimo
controllo del raggio luminoso.
Proiettori a lente piano-convessa Sono apparecchi molto più
semplici ed economici dei sagomatori. Producono un fascio di luce dai
margini abbastanza netti, anche se più morbidi e sfuocati rispetto
ai sagomatori; adattano infatti un'unica lente piano-convessa leggermente
zigrinata sul lato piano per addolcire i margini. L'angolo di emissione
del raggio di luce è regolabile con un escursione abbastanza estesa
da stretto (spot) a largo (flood) spostando la lampada
rispettivamente più lontano o vicino alla lente. Alla parte
anteriore dell'apparecchio possono essere applicate delle alette paraluce
esterne per tagliare il raggio, anche se ciò avviene in modo molto
meno preciso rispetto ai sagomatori. Sono molto usati per la loro
praticità (dimensioni ridotte, maneggevolezza, facilità di
montaggio e di regolazione) e la loro economicità. Il più
diffuso è il modello per lampade da 1000 W ma si usano di frequente
anche il 500 W o il 2000 W .
Proiettori a lente di Frensel Differiscono dal tipo precedente
solo per il fatto che adottano un tipo di lente particolare che prende il
nome dal suo inventore. E' una lente piano-convesso con il lato piano
zigrinato e il lato convesso profondamente inciso, in modo da presentare
una serie di gradini circolari. Questi apparecchi producono un fascio
di luce dai margini molto morbidi, con un centro luminoso che sfuma molto
dolcemente. Grazie a questa caratteristica vengono usati principalmente
per creare insiemi di luce per l'area di recitazione o per creare morbidi
controluce. Possono anch'essi essere regolati in posizione spot o flood
e anche ad essi possono essere montate delle alette paraluce.
Par cans/beamlight Introdotti negli anni '70, hanno avuto
un grande impatto sia in teatro che nella danza, nel musical, nei concerti
pop-rock. Sono apparecchi molto semplici; l'elemento principale e originale
è il fatto di adottare una lampada PAR sigillata in un contenitore
simile al faro di un' automobile, con una lente davanti e un riflettore sul
lato posteriore. La lampada è alloggiata in un apparecchio molto
semplice, senza nessun'altra lente o apparato di regolazione. Non essendoci
una lente non è possibile una messa a fuoco né un dimensionamento
del raggio di luce. I margini del fascio di luce emesso sono morbidi
e il centro è molto luminoso, denso e particolarmente concentrato.
La forma del raggio è piuttosto ovale, ma questo ovale può
essere direzionato a piacere semplicemente ruotando la lampada.
L'angolazione di apertura del raggio è fissa e dipende dalla lampada
preconfezionata. In commercio ne esistono con varie angolazioni prefissate
e vengono sostituite nello stesso apparecchio a seconda delle esigenze.
L'unità più comune in teatro è quella da 1000 W per
il modello par 64, disponibile con quattro angolazioni diverse: CP60 (9°
x 12°); CP61 (10° x 14°); CP62 (11° x 24°): CP95
(70° x 70°). I par sono apparecchi molto usati (nei concerti
pop-rock sono l'unità base) per il loro basso costo, la facilità
di trasporto, di montaggio e regolazione e soprattutto per la densità
della luce emessa, ottima per proiettare i colori più scuri e profondi
(quindi con filtri che assorbono molta luce). I beamlight producono
una luce molto simile ai par ma adottano una lampada comune e un riflettore
doppio per dirigere la luce. Nella parte anteriore vi è un sistema
di lame ad anelli concentrici che impedisce alla luce di allargarsi una volta
uscita dall'apparecchio e quindi permette l'emissione di un fascio luminoso
dai margini pressoché paralleli. I beamlight possono
essere usati in batteria, uno di fianco all'altro, per creare pareti di luce
di grande impatto drammatico. Questo uso è stato sviluppato
dal designer ceco Josef Svoboda che ha prodotto degli apparecchi che portano
il suo nome, formati da due file di beamlight alternati e assemblabili
a piacere.
Diffusori o flood Sono costituiti semplicemente da una lampada
e da un riflettore a specchio retrostante che può essere simmetrico
o asimmetrico. Non c'è nessuna lente e quindi l'angolo di emissione
non è modificabile. Possono solo essere ruotati orizzontalmente
e verticalmente. La luce prodotta è molto morbida e omogenea
e si estende su una larga area anche a distanza ravvicinata. Vengono
perciò utilizzati, soprattutto in batteria, per l'illuminazione omogenea
di fondali, panorami o pareti di grande dimensioni. Il riflettore
asimmetrico è particolarmente utile quando l'illuminazione dei fondali
deve essere fatta dall'alto o dal piano del palcoscenico. Un diffusore
molto semplice ed economico è la "Campanella", o pinza. E' un
porta lampade con una campana metallica internamente riflettente che può
contenere lampade fino a 500 W . E' dotata di una pinza che permette
di appenderla ovunque con estrema facilità.
Le lampade
All'interno
di ogni apparecchio si trova una lampada che è la fonte che produce la
luce. La potenza della lampada determina la luminosità dell'apparecchio.
Per l'illuminazione delle scene si adottano lampade che generano luci nei due
modi possibili e cioè per incandescenza e per scarica nei gas.
Le due famiglie differiscono oltre che per il modo in cui viene prodotta la
luce, per la temperatura colore, l'intensità e la qualità della
luce emessa e per il modo in cui vengono alimentate e regolate le lampade.
E' importante conoscere le temperature colore delle lampade utilizzate.
Quando queste vengono miscelate tra di loro bisogna infatti saper prevedere
un insieme equilibrato e quanto più possibile omogeneo.
Lampade a incandescenza (o al tungsteno con alogeno) Sono le
lampade più comuni in teatro. Sono costituite da un bulbo di
vetro contenente un filamento di tungsteno sostenuto ai due estremi e tenuto
sottovuoto o in un gas inerte. Quando viene attraversato da corrente
elettrica il filamento, opponendo una certa resistenza, si surriscalda, diviene
incandescente ed emette luce. La quantità di luce emessa è
controllabile variando il voltaggio applicato, ed è ciò che
avviene nell'uso teatrale tramite i dimmer. Le lampade di questo tipo
producono luce con una temperatura colore che va dai 2800 K (per quelle della
classe T) ai 3200 K (per quelle della classe CP). Rispetto alle lampade
domestiche, che funzionano allo stesso modo ma hanno una temperatura colore
troppo bassa, quelle per uso teatrale contengono, oltre al gas di riempimento,
un alogeno (di solito iodio) che previene l'oscurarsi del bulbo di vetro
dovuto ai vapori emessi dal tungsteno. L'alogeno permette una resa
superiore della lampada ad alta potenza, una durata maggiore e il mantenimento
di una temperatura colore accettabile (non troppo bassa). I vantaggi
di queste lampade consistono nelle ridotte dimensioni, nell'accensione immediata
e nella possibilità di una regolazione precisa dell'intensità
tramite i comuni dimmer. Gli inconvenienti consistono nel fatto che
la temperatura colore è piuttosto basso rispetto alla luce bianca
(soprattutto se le lampade non sono usate al 100% di intensità),
nell'elevato consumo di energia (solo il 10% viene convertito in luce mentre
il 90% si disperde in calore) e nella durata di vita relativamente breve
rispetto alle lampade a scarica.
Lampade a scarica nei gas Questa famiglia include lampade tubolari
fluorescenti, lampade ai vapori di mercurio, lampade al sodio ad alta e bassa
pressione, lampade ad alogenuri e le lampade chiamate HMI e MSR. Poche
di queste sono utilizzate con regolarità in teatro mentre altre si
usano solo eccezionalmente. Le lampade di questo tipo funzionano grazie
al passaggio di corrente elettrica attraverso un gas tra due terminali.
L'arco iniziale che si crea porta gli atomi di gas ad un movimento così
ampio e vorticoso da emettere luce. Questo processo si chiama
ionizzazione. Le lampade di questo tipo richiedono una quantità
di energia elevata per causare la ionizzazione iniziale ma, una volta accese,
consumano pochissimo e trasformano quasi tutta l'energia elettrica assorbita
in luce. Il basso consumo è alla base del loro diffuso utilizzo
industriale e civile (illuminazione di strade, grandi capannoni, impianti
sportivi, ecc.) A favore dell'uso teatrale di queste lampade è
il fatto che, rispetto al basso assorbimento di energia, esse sono estremamente
luminose e potenti; inoltre producono luce con una temperatura colore molto
alta, al punto da superare il limite della luce "bianca", e sono quindi l'ideale
per riprodurre la luce del sole in scena. Il più grosso handicap
consiste nel fatto che l'accensione di queste lampade richiede un certo tempo
(non è immediata) e che non sono regolabili con i convenzionali dimmer
analogici teatrali. Queste lampade possono essere parzialmente regolate
solo tramite i nuovi e sofisticati dimmer digitali. Questi inconvenienti
ne limitano notevolmente l'uso teatrale. Le lampade più utilizzate
sono quelle HMI da 2,5, 4 e 6kW nei seguipersone, nei fondografi e in proiettori
fresnel davanti ai quali viene montata una saracinesca che funziona come
una persiana che, attenuando la fuoriuscita della luce, sostituisce in qualche
modo la regolazione tramite dimmer. La miscela di alogenuri di terre
rare con la quale sono riempite permette di ottenere una temperatura colore
di 6000 K, molto vicina a quella della luce diurna. Queste lampade,
come tutte quelle a scarica, richiedono per il funzionamento un dispositivo
di innesco (accenditore) e un alimentatore che stabilizzi la corrente una
volta entrata in funzione la lampada. L'accenditore (starter) si trova
generalmente unito al corpo del proiettore mentre l'alimentatore (o
ballast) è esterno e collegato tramite un cavo al proiettore
che adotta queste lampade. Gli apparecchi con lampada a scarica sono
molto più utilizzati nel cinema o in televisione dove devono restare
accesi molto tempo e la regolazione è molto meno importante.
Lampade a basso voltaggio Le lampade a basso voltaggio sono
molto comuni, in particolare per l'uso domestico e per le insegne
luminose. Queste lampade sono del tipo ad incandescenza ma funzionano
a 12 volt. Ciò significa che non possono essere collegate
direttamente alla rete normale (220 volt) ma necessitano di un trasformatore
che abbassi il voltaggio. Sono costituite da un filamento di tungsteno
estremamente sottile circondato da un riflettore dicroico e commercializzate
con varie misure predefinite del raggio di emissione della luce (da 8°
a 60°) e della potenza (da 20W a 75W). Talvolta possono essere
usate anche in teatro; sono molto efficienti e luminose, hanno una temperatura
colore spesso superiore a quelle delle normali incandescenti e sono regolabili
con i convenzionali dimmer teatrali. Date le dimensioni molto ridotte
possono essere inserite in parti di scenografia (pareti mobili, praticabili,
pavimenti, ecc.) L'apparecchio in cui normalmente si trovano alloggiate
è in un mini par can. Come per normali par cans,
anche in questo caso se si desidera cambiare la potenza o il raggio di emissione
della luce, basta sostituire la lampada. Anche gli apparecchi conosciuti
con il nome di Svoboda adottano lampade a basso voltaggio. Ne contengono
infatti nove da 250 W a 24 volt. Per concludere riassumiamo lo schema di
funzionamento di un impianto teatrale tipo nel suo insieme: la corrente elettrica
di alimentazione viene prelevata dalla rete a 380 volt e da qui portata al
quadro di distribuzione nel retropalco e smistato ai vari dimmer. Ai
dimmer sono collegati tutti gli apparecchi utilizzatori, generalmente uno
per ogni circuito-scheda. I dimmer infine sono controllati dalla console
posta in una cabina di regia o comunque in una posizione dalla quale sia
possibile seguire lo spettacolo.
Apparecchi motorizzati e da
proiezione
Apparecchi motorizzati Le esigenze dello spettacolo moderno
hanno portato lo sviluppo tecnologico verso la motorizzazione degli apparecchi
e l'automatizzazione di diverse funzioni. Le principali innovazione
riguardano la motorizzazione dei fari per produrre spettacolari effetti di
luce in movimento e il cambio automatico dei colori. Il movimento dei
fari si può basare su due sistemi diversi. Il primo è
quello più semplice ed economico; si tratta di una forcella all'interno
della quale può essere montato un comune proiettore da teatro (PC,
fresnel o sagomatori). La forcella è dotata di due motori interni,
controllabili dalla console, che permettono di muovere il proiettore sia
sull'asse orizzontale (pan) che su quello verticale.
Quando si intendono
proiettare diapositive con immagini fotografate o dipinte è invece
necessario ricorrere ad appositi apparecchi da proiezione. Ne esistono
molti modelli; si va dal piccolo Kodak Carousel per diapositive comuni da
35 mm con una lampada da 250 W, al più potente PANI che adotta una
lampada a scarica HMI da 4000 W per diapositive di 18 x 18 cm. A parte
il piccolo Carousel, i proiettori hanno una serie di ottiche (obiettivi)
intercambiabili allo scopo di proiettare immagini più o meno ingrandite
così da adattarsi alla distanza cui vengono posti rispetto allo
schermo. Le proiezioni rendono al meglio se fatte sugli appositi schermi,
disposti di solito come fondale. Gli schermi possono essere bianchi,
neri o in varie tonalità di grigio, ed esistono nella versione per
proiezioni frontali e in quella per retroproiezione. L'impiego delle
proiezioni negli spettacoli teatrali presenta alcuni problemi ed è
un'operazione tecnicamente piuttosto delicata. La retroproiezione è
quella che dà il risultato migliore quanto a luminosità e
definizione ma può essere fatta solo in pochi casi; è raro
infatti che dietro la scenografia ci sia lo spazio sufficiente per mettere
il proiettore ad una distanza che consenta di proiettare immagini di grandi
dimensioni (anche adottando un obiettivo grandangolare). Nella maggior
parte dei casi si deve quindi ricorrere alla proiezione frontale che presenta
però un altro problema. Se dietro la scena è possibile
mettere il proiettore al centro dello schermo e in asse con esso
(perpendicolarmente), non si può fare altrettanto davanti, ponendo
un apparecchio nel bel mezzo della scena. Il proiettore deve
necessariamente essere posizionato in alto e puntato verso il basso oppure
di lato (dietro le quinte o dietro l'arco di proscenio) e puntato verso il
centro. In ogni caso il risultato sarà quello di avere una
distorsione dell'immagine. La correzione di questa aberrazione deve
essere fatta quando si fotografa l'oggetto da proiettare, ricorrendo a complessi
calcoli geometrici oppure fotografando l'oggetto esattamente dallo stesso
punto di vista da cui verrà riprodotto. Un altro aspetto da
curare è il bilanciamento del rapporto fra lo schermo e l'area di
recitazione. Se l'area di recitazione è molto luminosa l'immagine
proiettata risulterà sbiadita e poco presente, ma l'immagine non può
neanche essere predominante al punto da rendere difficoltosa la visione degli
attori. Bisogna inoltre fare attenzione che la luce dell'area di
recitazione non vada mai a toccare direttamente lo schermo. Anche la
luce riflessa danneggia lo schermo, ma questo inconveniente può essere
ridotto studiando le posizioni e i puntamenti dei fari; al posto della luce
frontale, che viene riflessa dal pavimento sullo schermo, si può adottare,
ad esempio, la luce di taglio (laterale) che viene riflessa sul lato opposto
senza toccare lo schermo. Anche il colore di quest'ultimo è
determinante. Uno schermo bianco darà l'immagine un po' più
luminoso ma sarà sensibilissimo ad ogni piccolo riflesso e sarà
un elemento della scena sempre molto presente; viceversa uno schermo nero
sarà un po' meno luminoso ma anche molto meno sensibile ai riflessi
e, una volta spenta la proiezione, diventerà praticamente
inesistente.
Fonte Stefano Mazzanti
Effetti Luce
Scelte ed utilizzo: le analisi, le osservazioni ed i suggerimenti
degli esperti
Siamo spesso a contatto con le problematiche, in particolare riguardanti
l'impianti luci, di chi produce un light show e si è trovato davanti
a scelte o a decisioni da prendere che sono sempre diversi e mai semplici.
Non pretendiamo, con questo, di suggerire la soluzione di qualsiasi problema,
ma pensiamo di potervi consigliare come comportarvi in certe situazioni.
Ci auguriamo che per gli allestimenti vi siate avvalsi dell'esperienza e
della professionalità certificata (più che mai necessaria oggi)
di uno o più installatori. Per la scelta degli effetti di
illuminazione e per la loro installazione abbiamo tracciato una semplice
tabella di comportamento che vi aiuterà ad investire in modo più
oculato e mirato alle reali esigenze.
Una volta che tutto sarà installato e funzionante, occorrerà
provvedere spesso alla manutenzione dei proiettori, i cui peggiori nemici
sono la polvere ed il fumo che spesso sono nell'ambiente. La polvere
ed il resto devono essere periodicamente rimossi dall'interno dei proiettori,
onde evitare guai seri alle componenti elettroniche o elettromeccaniche.
Bisogna però rispettare alcune regole:
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accertarsi che gli apparecchi siano spenti; |
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non eseguire operazioni delicate in condizioni
precarie di lavoro; |
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non usare mai prodotti chimici non idonei; |
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leggere sempre attentamente i manuali di istruzione
prima di intervenire. |
Un altro aspetto da non sottovalutare è l'eccessiva temperatura che
talora si determina nell'ambiente in cui operano gli effetti luce.
In proposito, mai installare un apparecchio in spazi angusti e poco
arieggiati. Se il proiettore utilizza lampade a scarica molto potenti
come le 575 o le 1200W, controllare periodicamente il funzionamento delle
ventole di raffreddamento, al fine di evitare shock termici alle componenti
e di ridurre in modo notevole la vita delle lampade. In base alle norme
CEE vigenti, tutti i proiettori dovrebbero essere equipaggiati con sensori
termici in grado di interrompere il funzionamento in caso di
surriscaldamento. Per evitare grossi problemi di sicurezza, esigete
sempre il rispetto di tale norme.