
Nella progettazione di un nuovo teatro o nella ristrutturazione di uno già
esistente, uno dei punti fondamentali è ovviamente l'impianto
elettrico. Il progettista che si accosta a un teatro per la prima volta,
dopo aver esaminato le norme specifiche, incomincia a sentirsi a disagio
quando passa ad approfondire assieme al committente e ai tecnici del teatro
le esigenze che gli vengono presentate dai tecnici stessi in quanto, anche
se in linea di massima gli impianti teatrali possono essere tutti simili,
in pratica, in un teatro l'uso delle luci è uno strumento artistico
e, quindi, l'utilizzo, e di conseguenza la progettazione dettagliata, deve
conciliare le norme tecniche ed economiche di un impianto elettrico con la
necessità di una direzione artistica che richiede soluzioni diverse
per ogni rappresentazione teatrale. Per ottenere un risultato positivo
nella progettazione di impianto in un teatro è quindi spesso necessario
che al progettista si affianchi un bravo tecnico luci teatrali come
consulente.
Tipi di impianti luce
Gli impianti elettrici nelle installazioni teatrali possono essere suddivisi
in impianti per l'alimentazione delle utenze tecniche (impianto di
condizionamento, motori, macchine di scena, luci di sicurezza, ecc.) e impianti
luce. Questi ultimi si possono ulteriormente distinguere in impianti
luce generici e impianti luce per lo spettacolo. L'impianto luci generiche
è sostanzialmente un impianto di tipo industriale per l'alimentazione
dei vari punti luce disposti nel teatro secondo le regole della illuminotecnica
e dell'architettura e controllati da quadri di zona e interruttori secondo
la tecnica di un impianto elettrico generico senza particolari esigenze
specifiche teatrali se non quelle logistiche imposte dalle condizioni d'utilizzo
dell'ambiente nel rispetto della normativa tecnica prevista. L'impianto
luci per lo spettacolo si può distinguere da quello per luci generiche
per la finalità dell'utilizzo degli apparecchi illuminanti.
Le luci per lo spettacolo devono poter essere controllate non solo per esigenze
illuminotecniche, ma anche come strumento artistico fondamentale per le
rappresentazioni teatrali. Queste utenze possono essere sia luci regolate
che luci dirette. Per luci regolate si intendono quelle che possono
essere poste solo nelle situazioni di acceso o spento.
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Norme di riferimento
L'impianto riguardante le "luci di spettacolo", che trae origine dal quadro
generale di bassa tensione del teatro e che nella zona palcoscenico è
affiancata dall'impianto per il servizio di luci di sicurezza e dall'impianto
di luci bianco o blu di scena e di servizio, alimenta le utenze specifiche
per la gestione degli spettacoli teatrali. Ovviamente tutti gli ambienti
interessati, esclusi i locali tecnici di servizio, devono ritenersi classificati
come "luoghi di pubblico spettacolo" e, quindi, essere soggetti alla normativa
CEI64-8/7 capitolo 752, oltre naturalmente a quelle più generali.
In particolare in tutta la zona definita come palcoscenico l'impianto deve
garantire un grado di protezione minimo pari a IP44. Le altre norme
tecniche di riferimento che devono essere eseguite, sono la legge 186 del
01/03/1962 (regola d'arte), la circolare n°16 del 15/02/1951 1962 (norme
relative ai locali di pubblico spettacolo), le norme CEI relative agli impianti
elettrici utilizzatori, le norme IEC (Commissione Elettrotecnica Internazionale),
le raccomandazioni I.S.P.E.L.S. e le prescrizioni e raccomandazioni VV.FF.
Il calcolo dei carici elettrici gravanti sull'impianto deve essere eseguito
sulle reali necessità del singolo teatro tenendo come indicazione
di massima per un teatro medio con fossa orchestrale che la potenza utilizzato
dal servizio delle luci di scena può essere circa il 25% del totale,
le luci di emergenza un 1%, i servizi di palco un 3%, la zona camerini il
2%, il quadro regia l'1%, il quadro della fossa orchestrale il 2%.
E' consigliabile installare una potenza di circa il 60% superiore a quella
assorbita calcolata da progetto.
Selezionamento dell'impianto
Il quadro generale luci sceniche, che riceve l'alimentazione direttamente
dal quadro generale di bassa tensione del teatro, distribuisce l'energia
ai vari quadri della zona che possono essere i quadri dei regolatori delle
luci di scena, i quadri delle luci di scena dirette e di servizio, il quadro
per l'alimentazione delle apparecchiature di un eventuale compagnia itinerante
e gli altri quadri resi necessari dai servizi richiesti dal teatro.
Il quadro dei regolatori delle luci di scena alimentando i dimmer di regolazione
delle luci è il punto nel quale l'impianto luci sceniche inizia a
discostarsi da un impianto "tradizionale". I gruppi dimmer, raccolti
in armadi ad alimentazione trifase e posti comunemente in un locale apposito
adiacente al palcoscenico, ricevono l'alimentazione del quadro dei regolatori
e alimentano le utenze che possono essere sia apparecchi illuminanti che
prese di alimentazione. Ogni dimmer alimenta un circuito che può
essere normalmente da 2,5kW o da 5kW, raramente anche da 10kW. E' evidente
che a parità di potenza installata, più numerosi sono i circuiti,
più flessibile risulta la gestione del parco luci. I dimmer
devono essere controllati da una posizione remota, fondamentalmente localizzate
nel locale regia, ma con la possibilità di essere spostata in altre
zone del teatro, tramite una consolle specifica dedicata a questo.
Questo controllo, una volta eseguito attraverso un fascio di cavi che
trasportavano una tensione di controllo tra 0 e 10V a ogni singolo canale,
lo si ottiene secondo il protocollo DMX512 attraverso un singolo cavetto
a due coppie oltre allo schermo. Il collegamento delle utenze
ai dimmer tradizionalmente avviene attraverso un quadro di spinamento formato
da una batteria di spine a pannello (una per ogni circuito) e una di prese
(una per ogni canale dimmer) e un fascio di fruste spina/presa che collegano
una determinata utenza a un canale dimmer. Attualmente sempre più
teatri si adeguano alle innovazioni tecnologiche ed eliminano il quadro di
spinamento, con notevole risparmio di costi, spazio e possibili guasti, per
utilizzare uno spinamento "software", la cosiddetta funzione di patch, inserito
nelle funzioni della consolle di regia che consente tramite tastiera di
indirizzare qualsivoglia circuito della consolle a qualsivoglia dimmer.
Resta comunque da tenere in considerazione in fase di progettazione che il
quadro di spinamento del palcoscenico delle apparecchiature delle compagnie
itineranti, funzione che deve essere comunque garantita con un opportuno
sistema di commutatori. Tutte le linee destinate alle utenze luce di
spettacolo vengono comunemente terminate su spine fisse normalmente raggruppate
in quadretti per più circuiti ma in numero non superiore a 5.
(CEI 64-8, art. 752.55.1) e che fanno capo a un interruttore automatico
differenziale sito nel quadro di settore. Questi gruppi di prese devono
essere distribuiti in modo da coprire tutte le esigenze dello spettacolo
e dei servizi a esso connessi e, quindi, sia a livello di piano palcoscenico,
che sui diversi ballatoi di manovra, che in graticcia. Oltre alla zona
del palcoscenico è comunque indispensabile prevedere la necessità
di posizionare corpi illuminanti anche nella sala, sulle pareti laterali
a lato del boccascena, a soffitto e sulla parete di fondo o sulla balconata
o sui palchi. A tutti questi gruppi di prese devono inoltre essere
affiancate anche prese non regolate per l'alimentazione degli apparecchi
che non richiedono regolazione o che non la accettano, come, per esempio,
i proiettori a scarica.
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Conclusioni
Pur non potendo approfondire ulteriormente l'argomento è comunque
da tenere presente che alle parti fondamentali trattate si affiancano altri
impianti secondari di segnalazione, controllo e servizio indispensabili per
la gestione delle luci di spettacolo basate sulle nuove tecnologie di
trasmissione dei segnali tramite reti di tipo Ethernet che consentono di
ottimizzare l'impianto senza i limiti fino a ora molto rigidi imposti dal
protocollo DMX512.Le caratteristiche
degli impianti elettrici secondo la Norma CEI64-8
Nella realizzazione di un locale di pubblico spettacolo (anche se di uso
temporaneo) si devono seguire fedelmente alcune norme specifiche intese ad
assicurare il massimo grado possibile di sicurezza per gli spettatori. In questo articolo vengono esaminate in maggior dettaglio le caratteristiche
degli impianti elettrici, alla luce di quanto disposto dalla Norma CEI64-8
nella parte 7 sez.752 nella quale vengono recepite e integrate le disposizioni
già contenute nella precedente norma CEI64-10. I locali di pubblico
spettacolo sono compresi nella categoria più generale degli ambienti
a maggior rischio di incendio, contemplati nella norma CEI64-8/7 attualmente
in vigore; il progettista di impianti deve valutare il rischio relativo
all'incendio sulla base di alcuni parametri fra quali:
-
densità di affollamento;
-
massimo affollamento ipotizzabile;
-
capacità di deflusso o di sfollamento;
-
entità presumibile del danno a persone, animali e cose;
-
comportamento al fuoco delle strutture;
-
tipo di utilizzazione dell'ambiente;
-
situazione organizzata riguardo alla protezione antincendio;
Va ricordato che le precisioni che qui si esaminano vanno dagli impianti
nuovi o sottoposti a trasformazioni significative dopo il 1990, agli impianti
preesistenti sono considerati di livello accettabile se rispondono ai requisiti
della precedente norma CEI64-2 per i locali di classe 3.
Caratteristiche generali dell'impianto elettrico
Oltre ai requisiti generali contemplati dalla norma CEI64-8, gli impianti
installati nei luoghi a maggior rischio di incendio (e fra questi i locali
di pubblico spettacolo) devono seguire le seguenti prescrizioni:
-
I componenti elettrici installati devono essere limitati a quelli necessari
per gli usi previsti, solo le condutture possono essere in transito (attenzione
quindi alla ridondanza);
-
Nel sistema delle vie di uscita non devono essere presenti dispositivi contenenti
fluidi infiammabile/trasformatori in olio, condensatori di rifasamento;
-
I dispositivi di comando, controllo e manovra presenti nelle zone accessibili
al pubblico devono essere chiusi in armadi o scatole apribili solo con chiave
o attrezzo; devono essere rispettate le distanze minime previste tra gli
apparecchi di illuminazione e le superfici illuminate, se queste sono di
materiale combustibile (questa regola vale in particolare per i proiettori
di elevata potenza);
-
E' vietato l'uso del sistema di distribuzione TN-C (Neutro e conduttore di
protezione coincidenti);
-
Le condutture elettriche che attraversano le vie di uscita di sicurezza non
devono costituire intralcio o ostacolo al deflusso e devono essere poste
entro involucri o dietro barriere che ne garantiscono adeguata protezione
contro i danneggiamenti meccanici.
La norma CEI64-8/4
stabilisce le metodiche per questa tipologia di protezione
| Fig.1-Simboli
del divieto di collegamento a terra e del doppio
isolamento |
"Contatto diretto" e "Contatto indiretto" con riferimento all'esigenza di
impedire la possibilità di infortunio derivante dal contatto tra persone
e parti metalliche sotto tensione; dei due tipi di contatto, quello "indiretto"
è sicuramente il più insidioso poiché riguarda parti
metalliche normalmente non in tensione e quindi facilmente accessibili.
L'origine dell'incidente elettrico per contatto indiretto è normalmente
da ricercare nell'isolamento delle parti elettriche con conseguente contatto
tra conduttori vivi e carcassa metallica dell'apparecchiatura; per scongiurare
tale evento, risulta quindi utilizzabile una strategia mirata a garantire
l'integrità dell'isolamento elettrico in tutte le prevedibili condizioni
operative dell'apparecchiatura stessa, rendendo pertanto superfluo (se non
addirittura controindicato) il collegamento ad un impianto di terra di protezione
corredato eventualmente di un dispositivo di interruzione automatica.
Tale filosofia costruttiva si riscontra assai diffusamente negli apparecchi
elettrodomestici, i quali erano (fino all'entrata in vigore della legge 46/90)
normalmente utilizzati in ambienti domestici i cui impianti di distribuzione
dell'energia elettrica erano privi di terra di protezione o erano dotati
di un impianto di terra non soggetto a verifiche. Nelle applicazioni
industriali, il DPR547/55 prescrive la presenza di un efficace impianto di
messa a terra in tutti i luoghi di lavoro; ciò non toglie che, per
comprovate esigenze funzionali, la protezione contro i contatti indiretti
non possa essere ottenuta con metodi diversi dalla classica combinazione
impianto di terra/interruzione automatica. La norma CEI64-8/4 prevede,
infatti, "la protezione senza collegamento delle masse a terra e quindi senza
interruzione automatica del circuito" ottenuta con:
a) Impiego di componenti
con isolamento rinforzato (classe II);
b) Separazione
elettrica del sistema protetto.
Le apparecchiature di classe II
Come già accennato, laddove non si sia certi della presenza di un
efficace impianto di terra, è necessario che l'apparecchiatura sia
protetto per mezzo di un doppio isolamento delle parti vive; in tale modo,
anche in caso di cedimento dell'isolamento principale, rimane affidabile
l'isolamento supplementare. Per meglio comprendere il concetto alla
base del doppio isolamento, è necessario chiarire le definizioni date
dalle norme:
-Isolamento funzionale: è l'isolamento che, separando conduttori e
diversa tensione, rende possibile il funzionamento dell'apparecchiatura.
-Isolamento supplementare: è un isolamento indipendente, aggiunto
a quello principale allo scopo di realizzare il doppio isolamento.
| Fig.2-Sezione
di cavo bipolare in doppio isolamento |
Di norma, l'isolamento funzionale non deve essere considerato isolamento
di protezione, si pensi per esempio alla smaltatura del filo con cui si
realizzano gli avvolgimenti di un trasformatore. Eventuali parti metalliche
accessibili (facenti parte dell'involucro esterno) non devono essere collegate
all'impianto di terra (se esistente) onde evitare il pericolo della massa
estranea ovvero dell'introduzione di potenziali elettrici pericolosi causati
da guasti in altre apparecchiature collegate all'impianto. A tale proposito
è bene ricordare che un collegamento a terra "improprio" con conseguente
creazione di massa estranea può essere originato dalle schermature
dei cavi di segnale; in tali casi è opportuno verificare le indipendenze
dei vari rami del circuito di terra in modo da essere rassicurati circa il
coordinamento delle protezioni, le quali rimangono, a questo punto, l'unica
misura di sicurezza su cui contare. Nel mondo delle apparecchiature
audio e in generale delle apparecchiature per lo spettacolo, esiste purtroppo
una notevole varietà di tipologie in merito al collegamento a terra;
alcune apparecchiature di origine Hi-Fi (ad uso domestico) sono di classe
II, altri di origine professionale prevedono il collegamento a terra ma,
purtroppo prevedono anche interazioni non del tutto standardizzate tra terra
di protezione e terra di segnale. Le conseguenze di questa
incompatibilità sono note a tutti e talvolta, purtroppo, le esigenze
sono sacrificate a quelle della funzionalità.
La protezione per separazione
elettrica Il principio ispiratore
della protezione per separazione elettrica è l'interruzione permanente
della via di richiusura di un eventuale corrente di guasto per mezzo di un
trasformatore di isolamento, ovvero di un trasformatore in grado di assicurare
la completa separazione (anche in caso di guasto) tra l'avvolgimento primario
e l'avvolgimento secondario; detto trasformatore può avere rapporto
di trasformazione 1:1, o abbassare il valore della tensione al secondario
fino a valori a 50Vca, in questo caso esso viene definito "trasformatore
di sicurezza". Nel caso di un singolo guasto a massa nel circuito
secondario non si generano correnti di guasto in quanto il relativo circuito
è interrotto dal trasformatore; in realtà, una debole corrente
circola ugualmente a causa della capacità parassite tra i cavi e la
terra ed è per questo che la norma raccomanda di limitare lo sviluppo
del circuito secondario in modo che il prodotto tra la tensione nominale
e la lunghezza non superi il valore di 100.000 e, comunque, la lunghezza
massima della conduttura non superi i 500 metri. E' di fondamentale
importanza che il trasformatore sia in grado di assicurare la separazione
elettrica poiché in essa consiste la sicurezza del circuito secondario;
per tale motivo, i trasformatori di isolamento e di sicurezza devono essere
conformi alla specifica norma CEI14-6 (EN60742). Un estratto viene
riportato nel box relativo.
| Fig.3-Singolo
guasto a massa nel circuito secondario |
Circa l'esecuzione dell'impianto alimentato dal trasformatore di isolamento,
la norma prescrive il divieto di collegare a terra le masse di tale impianto;
in particolare vieta di collegare dette masse alla terra di protezione del
circuito primario poiché in tal modo verrebbero vanificati i vantaggi
della separazione elettrica e si introdurrebbero masse estranee, è
necessario, però, prevedere un sistema di protezione nel caso si verifichi
un doppio guasto a massa su apparecchiature simultaneamente accessibili.
| Fig.4-Doppio
guasto a massa non protetto |
In questo caso, la corrente di guasto che si stabilisce nel secondario è
limitata solo dalla resistenza della persona e dall'impedenza complessiva
del sistema avvolgimento/linea; se non è presente un dispositivo
automatico di massima corrente con tempo di intervento rapidissimo, la situazione
diventa assai pericolosa per l'infortunato. Per scongiurare il pericolo
derivante della situazione prospettata è necessario collegare
equipotenzialmente tra loro tutte le apparecchiature installate sul secondario;
in questo modo, il doppio guasto a massa viene visto come un cortocircuito
e provoca l'intervento delle protezioni automatiche di massima corrente prima
ancora che si verifichi il contatto indiretto da parte di una persona.
| Fig.5-Doppio
guasto a massa con protezione equipotenziale |
| Fig.6-Simbologia
essenziale per i trasformatori |