Gli interruttori differenziali, anche detti salvavita, sono, assieme agli
interruttori magnetotermici, praticamente l'unica soluzione disponibile
per proteggere i normali impianti elettrici in bassa tensione (380-220V),
esistono infatti protezioni diverse e molto complesse per impianti particolari
o in MT-AT ma qui non ne parleremo. Sono, come suggerito dal nome, sensibili
allo squilibrio delle correnti che lo attraversano.
Fig.1-Utilizziamo come esempio un interruttore differenziale
monofase collegato ad un carico anch'esso monofase |
Nel disegno il differenziale è rappresentato solo dal toroide attorno
ai conduttori alimentanti il carico. Li ho rappresentati così
perché questa è la vera essenza dell'apparecchio, cioè
un nucleo magnetico attraversato dai conduttori attivi del circuito, i quali
inducono nel nucleo stesso un campo magnetico immagine delle correnti che
lo attraversano. Possiamo capire facilmente che nel caso della fig.1,
ed in generale di qualsiasi carico funzionante in maniera appropriata, la
corrente che percorre un filo sarà in ogni instante identicamente
uguale a quella che percorre l'altro. Tutti sappiamo che una corrente
per circolare ha almeno bisogno di due fili, in maniera scorretta ma chiara
possiamo dire: uno di andata e uno di ritorno. Se le correnti che
percorrono i due conduttori abbracciati dal toroide sono uguali e circolanti
in senso inverso, i campi magnetici indotti nel toroide sono uguali in valori
ma opposti come direzione. L'effetto finale quale sarà?
Non succede nulla; il campo magnetico risultante, somma dei contributi dei
due fili sarà nullo. E' lo stesso principio della pinza
amperometrica, se per fare una misura di corrente abbracciamo tutto il cavo
invece di singoli conduttori leggeremo sempre zero. La stessa identica
cosa capita negli interruttori differenziali. La diversità fra
il salvavita e la pinza amperometrica è che il primo è corredato
da un interruttore, detto dispositivo di sgancio, che apre il circuito a
valle quando la lettura differisce dallo zero di un certo valore delle Ind,
la pinza amperometrica invece visualizza semplicemente il valore dello scarto
dallo zero. Notiamo che le correnti che attraversano i conduttori nel
toroide avranno una somma diversa da zero, solo nel carico è presente
una via di fuga per la corrente. In altre parole, se a seguito di un
guasto nell'utilizzatore la corrente di "andata" verso il carico è
superiore a quello di "ritorno" dal carico, la differenza sarà sfuggita
da qualche parte in maniera non desiderata. Le vie di fuga sono di
solito le persone che toccano un apparecchio guasto o il conduttore di messa
a terra quando presente. Si capisce perché la messa a terra
delle macchine e dei palchi è una cosa importante per la sicurezza
delle persone. Meglio che la corrente di guasto percorra dei cavi piuttosto
delle persone con tutte le conseguenze che si conoscono. Naturalmente
la realizzazione pratica di un salvavita è concepita in maniera che
l'apparecchio possa valutare se la corrente di guasto è superiore
al valore di taratura e tale da giustificare lo scatto della protezione.
Nel caso trifase il ragionamento è identico ma con tre o quattro fili
che attraversano il toroide invece che due.
Chiarito il principio di funzionamento delle protezioni differenziali vorrei
suggerire delle considerazioni sul loro uso. Gli impianti elettrici
in cui si usano i salvavita sono funzionanti a corrente alternata, ma la
corrente di guasto verso terra sarà anch'esse sempre alternata?
In altre parole, un computer con un guasto verso terra, alimentato in corrente
alternata, disperderà corrente alternata? La corrente di dispersione
dove va a finire una volta scaricata nel terreno dall'impianto di messa a
Terra? E ancora, stando a quello scritto finora, una apparecchiatura
che invia segnali ad un'altra, e che quindi "disperde" della corrente sotto
forma di segnali, non dovrebbe causare lo scatto dei differenziali sulla
sua alimentazione? Perché se per sbaglio cortocircuitiamo l'uscita
di un finale con lo chassis messo a terra non scatterà il salvavita?
Andiamo con ordine; dove finisce la corrente di guasto verso
terra? E' chiaro che la corrente dispersa si richiude sul centro
stella del trasformatore di cabina attraverso il terreno; ecco perché
con il neutro staccato da terra i differenziali non funzionano. La
stessa cosa succede con i trasformatori di isolamento e i gruppi elettrogeni
con centrostella non a terra, così facendo si toglie la via di richiusura
della corrente di guasto verso terra impedendo alle protezioni di funzionare
correttamente. E' quindi importante che l'impianto di terra abbia una
resistenza la più bassa possibile. Se invece l'apparecchio guasto
(tipicamente per un cedimento dell'isolamento) è collegato a terra
attraverso una persona che lo tocca, si prende la scossa. Per lo stesso
motivo si dice che con le scarpe di gomma la corrente non è
pericolosa. In realtà le cose sono più complicate; non
fidatevi mai, anche se avete le scarpe di gomma o siete su una scala di legno,
la corrente elettrica è pericolosa di per se stessa ed andarsela anche
a cercare è da stupidi. Che forma d'onda avrà la
corrente di guasto? Nel caso di contatto di una fase a terra sarà
sinusoidale (o almeno simile), ma se il guasto avviene all'interno di
un'apparecchiatura elettronica, ad esempio dopo il raddrizzatore di ingresso,
la corrente di guasto può essere continua, unidirezionale pulsante
o di forma qualunque. Finche la corrente è sinusoidale il salvavita
interverrà egregiamente, ma non sarà più affidabile
se la corrente ha la forma d'onda diversa. Infatti una corrente continua
non riesce ad eccitare il dispositivo di sgancio del differenziale, per ragioni
legate alla teoria dell'induzione magnetica. Però una persona
può rimanere fulminata d una corrente continua, per questa ragione
sono comparsi sul mercato i salvavita di tipo A, cioè sensibili a
correnti unidirezionali pulsanti e continue, così da affiancare il
tipo AC sensibile solo alle correnti alternate e finora usato. Si consiglia
ai service di usare il tipo A vista la grande quantità di apparecchiature
elettroniche utilizzate correntemente. L'unica nota dolente è
che i differenziali di tipo A costano quasi il doppio del tipo AC.
Le apparecchiature con alimentazione switching, ormai sempre più diffuse,
sono particolarmente adatte a generare correnti di guasto di forma non
sinusoidale a causa della loro particolare circuitazione interna.
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Gli elementi finora raccolti ci permettono di capire perché una
macchina con uscita di segnale non faccia scattare i differenziali.
Le alimentazioni dei segnali sono prese, solitamente, a valle dell'alimentatore
dell'apparecchio, cioè dopo il trasformatore di alimentazione che
interrompa la continuità metallica delle linee rendendone impossibile
la richiusura verso terra della corrente dispersa, analogamente a quanto
prima visto nel caso del trasformatore con neutro staccato da terra.
Per concludere, in commercio esistono differenziali a taratura fissa e
regolabile. La scelta dei valori d'intervento di quest'ultima va
fatta con molta attenzione, troppo spesso si usano differenziali con tarature
di diversi ampere o ritardati di decimi di secondi: il tempo d'intervento
non deve mai superare un secondo. La temporizzazione serve solo
a permettere, in caso di guasto di una linea secondaria, all'interruttore
della linea stessa di intervenire senza far scattare il generale.
Un interruttore normale interviene con un tempo dell'ordine dei millisecondi
quindi non c'è alcun bisogno di ritardare molto il generale.
Inoltre la taratura differenziale oltre un ampere comincia ad essere eccessiva
anche su un grosso interruttore generale. La protezione delle persone
va sempre effettuata tramite interruttori con Ind non superiore a 0,03
Ampere, in pratica questo valore va usato per tutte le linee che servono
gli utilizzatori finali.
Per gentile concessione dell'autore Marco Mocellin